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Aldo Fabrizi (Roma, 1 novembre 1905 – Roma, 2 aprile 1990) è stato un grande comico romano, interprete radiofonico, attore di teatro, di prosa e musicale, di varieta’ e rivista, di cinema.

Biografia

Gioventù

Nato in una umile famiglia (il padre, Giuseppe, vetturino, pare fosse originario, secondo alcune recenti ricerche, di San Donato Val di Comino, mentre la madre, Angela Petrucci, di famiglia originaria di Tivoli, gestiva un banco di frutta e verdura in Campo de’ Fiori), nasce in un’abitazione in vicolo delle Grotte 10 (dove ancora oggi esiste una targa commemorativa). All’età di undici anni rimase orfano del padre Giuseppe (1879-1916), morto per una polmonite fulminante contratta cadendo con cavallo e carretto in un fosso romano; costretto così ad abbandonare gli studi per contribuire al sostentamento della numerosa famiglia – che comprendeva anche cinque sorelle tra le quali Elena Fabrizi, in seguito soprannominata Sora Lella – si adattò a fare i lavori più disparati.

Anni quaranta

Nel 1942 esordì come attore cinematografico nel film Avanti c’è posto…, diretto da Mario Bonnard al quale seguirono Campo de’ fiori (1943) – sempre di Bonnard – e L’ultima carrozzella (1943) di Mario Mattoli, nei quali si limitò a riproporre le macchiette che aveva già interpretato a teatro – rispettivamente quelle del bigliettaio, del pescivendolo e del vetturino – accanto ad Anna Magnani, con la quale avrà un rapporto conflittuale. In queste tre pellicole vi sono discorsi, battute e situazioni tipici di una Roma oramai sparita; anche il dialetto romanesco usato da Fabrizi è, per certi versi, figlio di un modo di parlare ormai desueto. Nel film L’ultima carrozzella girato nell’estate del 1943, in piena seconda guerra mondiale, tra gli attori troviamo alcuni esponenti celebri del dialetto e della canzone romanesca del Novecento, quali Romolo BalzaniGustavo Cacini e Anita Durante, altra stella ormai tramontata di quel variegato e onesto firmamento di attori che recitavano in vernacolo romanesco.

Durante l’Anno Santo del 1925, per un certo periodo, lavorò davvero come vetturino. Si dice che lo spolverino e il berretto indossati nella pellicola del 1943 fossero gli stessi da lui usati in quella precedente, giovanile esperienza. Anche Federico Fellini, all’epoca ancora giovane e sconosciuto, lo aiuterà nella sceneggiatura. Storia diversa, invece, col primo film compiutamente neorealistaRoma città aperta (1945) di Roberto Rossellini, dove interpretò il ruolo più significativo ed intenso della sua carriera, ispirato alle figure dei sacerdoti romani don Giuseppe Morosini e don Pietro Pappagallo entrambi fucilati nel 1944, durante l’occupazione nazista della capitale, il primo a Forte Bravetta, il secondo alle Fosse Ardeatine.

Si dedicò anche, in maniera saltuaria, al doppiaggio: sue sono le voci di Giuseppe Varni, il bidello della scuola femminile nel film Maddalena… zero in condotta (1940) e di Gino Saltamerenda, il netturbino che aiuta Lamberto Maggiorani ed il piccolo Enzo Staiola a cercare la bicicletta rubata, nel mercato di Porta Portese, in Ladri di biciclette (1948), entrambi diretti da Vittorio De Sica.

TEATRO

Sul palcoscenico del Teatro Sistina, nella stagione 1962-1963, ottenne un grande successo personale interpretando il ruolo del boia papalino Mastro Titta nella commedia musicale Rugantino scritta e diretta da Garinei e GiovanniniMassimo Franciosa e Pasquale Festa Campanile. Il grande trionfo fu completato da una memorabile trasferta negli Stati Uniti, a Broadway, dove lo spettacolo registrò sempre il tutto esaurito. L’ultima sua apparizione teatrale è del 1967, con lo spettacolo Yo-Yo Yè-Ye scritto da Dino Verde e Bruno Broccoli. Ritornerà ad interpretare Mastro Titta in Rugantino nell’edizione 1978 della commedia.

Televisione

In televisione esordì nel 1959, come interprete dello sceneggiato di Leopoldo Cuoco e Gianni Isidori La voce nel bicchiere, diretto da Anton Giulio Majano. Per molto tempo, preso da impegni cinematografici e teatrali, sarà questo il suo unico lavoro televisivo, fino al 1971, quando ottenne un altro grande trionfo nel varietà del sabato sera Speciale per noi diretto da Antonello Falqui, accanto ad Ave NinchiPaolo Panelli e Bice Valori, che è anche l’unica testimonianza visiva rimasta delle sue macchiette teatrali. L’ultima apparizione televisiva avvenne nel corso del G. B. Show, in onda su Raiuno, il 27 agosto 1987, in cui ripropose dal Rugantino “na donna dentro casa è ‘n antra cosa”.

Ultimi anni

La tomba di Aldo Fabrizi al Cimitero del Verano

Fabrizi, sposato con Beatrice Rocchi, cantante di varietà molto nota negli anni venti col nome d’arte di Reginella, dalla quale ebbe due figli gemelli, Massimo (deceduto nel 2016 a 84 anni, proprio come il padre) e Wilma Fabrizi, rimase vedovo nell’estate del 1981. Abitava a Roma in Via Arezzo, nel quartiere Nomentano, nello stesso edificio dell’amica Ave Ninchi. Coltivava l’hobby della gastronomia e amava in modo particolare gli spaghetti con aglio, olio e peperoncino. Sulla pasta e le sue tante e diverse ricette scrisse anche alcune poesie in dialetto romanesco.

Morì a Roma il 2 aprile del 1990 all’età di 84 anni per un’insufficienza cardiaca. I funerali si celebrarono due giorni dopo nella Basilica di San Lorenzo in Damaso. È tumulato al Cimitero Monumentale del Verano di Roma. Sull’ingresso della cappella è ben visibile la scritta “Aldo Fabrizi” (con una sola B) mentre all’interno, sulla lapide che copre la bara, oltre alle date di nascita e morte, c’è il suo vero nome “Aldo Fabbrizi” (con due B) e l’epitaffio«Tolto da questo mondo troppo al dente»

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